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Le verdure fanno bene al cuore

Una ricerca inglese della Oxford Uni­ver­sity, pub­bli­cata nel Jour­nal of Cli­ni­cal Nutri­tion, ha dimo­strato che i vege­ta­riani hanno meno pro­ba­bi­lità di svi­lup­pare malat­tie car­dia­che rispetto a coloro che man­giano carne.

I ricer­ca­tori hanno ana­liz­zato 44.561 pazienti pro­ve­nienti da Inghil­terra e Sco­zia. Il 34% del cam­pione seguiva una dieta stret­ta­mente vege­ta­riana, senza carne né pesce. All’interno di que­sto cam­pione il 76% erano donne. Durante il con­trollo effet­tuato a metà ricerca (dopo 11,6 anni) sono stati rile­vati 1.235 casi di car­dio­pa­tia ische­mica, tra cui 1.066 rico­veri ospe­da­lieri e 169 decessi.

Dallo stu­dio è emerso che le per­sone vege­ta­riane ave­vano un rischio di infarto del 32% infe­riore rispetto ai non vege­ta­riani, per­cen­tuale rima­sta inva­riata anche dopo la cor­re­zione delle seguenti varia­bili: età, fumo, alcool, atti­vità fisica, edu­ca­zione, tera­pia con­trac­cet­tiva o ormo­nale. Con­si­de­rando l’indice di massa cor­po­rea, più basso nei vege­ta­riani, la dif­fe­renza si ridu­ceva al 28%, ma restava comun­que significativa.

La ridotta inci­denza di infarto è stata riscon­trata sia nei vege­ta­riani di lungo periodo, quelli cioè che man­te­ne­vano la dieta da più di 5 anni, che in coloro che ave­vano da poco modi­fi­cato il loro regime ali­men­tare. La pro­ba­bi­lità cumu­la­tiva di car­dio­pa­tia ische­mica in sog­getti di età com­presa tra i 50 ei 70 anni è stata del 6,8% per i non-vegetariani, rispetto al 4,6% dei vegetariani.

Secondo i ricer­ca­tori, i vege­ta­riani hanno un pro­filo lipi­dico migliore a causa di un più alto rap­porto di grassi polin­sa­turi nella loro dieta e un più basso indice di massa cor­po­rea. Il rischio infe­riore di infarto è pro­ba­bil­mente dovuto a dif­fe­renze nei livelli di cole­ste­rolo e di pres­sione arte­riosa sistolica.

Uno stu­dio molto inte­res­sante, che mette in luce l’effetto bene­fico della ver­dura nella dieta quo­ti­diana come fat­tore pre­ven­tivo per abbas­sare il rischio di malat­tie car­dia­che. Tut­ta­via è anche uno stu­dio che può por­tare a qual­che con­clu­sione fret­to­losa. Se si fa un con­fronto tra vege­ta­riani e non vege­ta­riani si con­fron­tano tipo­lo­gie di per­sone molto diverse.

I vege­ta­riani, in gene­rale, sono più attenti alla salute e all’alimentazione e ten­dono a man­giare meno calo­rie e ovvia­mente più ver­dure. Tra i non vege­ta­riani tro­viamo invece una netta mag­gio­ranza di per­sone che non si sono mai poste il pro­blema di cosa man­giano. In pra­tica si tratta di sog­getti meno attenti in cui l’assunzione di pro­teine ani­mali non rap­pre­senta la tota­lità degli errori ali­men­tari ma even­tual­mente solo una minima parte.

Inol­tre in que­sti studi non si fa mai distin­zione tra carni di ani­mali alle­vati inten­si­va­mente e non, pur essendo que­sto un aspetto fon­da­men­tale da cui dipen­dono in larga misura gli effetti meta­bo­lici che l’alimento avrà nel nostro orga­ni­smo. Non è dun­que sem­plice com­pren­dere se le dif­fe­renze tra i due gruppi di sog­getti siano legate all’esclu­sione delle pro­teine ani­mali, o al più ele­vato introito di ver­dure e a una gene­rale mag­giore atten­zione allo stile di vita tra i vege­ta­riani.

Per com­pren­dere meglio que­sti aspetti sarebbe utile valu­tare nel tempo un gruppo di vege­ta­riani e/o vegani e con­fron­tarli con una popo­la­zione che assume pro­teine ani­mali, ma nel con­te­sto di un’alimentazione sana e con ele­vato con­sumo di ver­dure, e con un grande atten­zione all’origine e qua­lità delle pro­teine stesse pre­di­li­gendo, per esem­pio, il pesce azzurro pescato. In attesa di ulte­riori studi, una cosa è certa: aumen­tare l’assunzione di ver­dure conviene! 

FONTEVeg­gies Are Good for the Heart

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